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L’educazione dei bambini con l’intelligenza emotiva – Nostrofiglio.it

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Teaching character strenghts_ Ita_Insegnare la forza

Teaching character strenghts_ Ita_Insegnare la forza.

Prime riflessioni ad alta voce.

Ovvero: come ‘calare’ nel concreto dell’attività disciplinare svolta in classe la ‘cura’ di abilità e competenze personali?

Premessa. Questo intervento vuol essere un primo ‘take out’, in lingua italiana, dal corso “Teaching character and creating positive classrooms” (del Relay Graduate School of Education tramite Coursera) e da altri articoli e corsi correlati, tutti o quasi in lingua inglese. Non è certamente esente da imprecisioni e approssimazioni e non pretende d’insegnare nulla a nessuno: vuol solo informare e condividere spunti di riflessione operativi per stimolare, magari,un confronto costruttivo. Ne faccio un post in un blog sì da poterlo via via aggiornare e integrare in tempo reale e aprirlo a commenti o integrazioni – più che benvenuti! – da parte di chi condivide l’interesse al tema.

Il contesto della nostra disciplina potrà essere, anche tecnologicamente, assai variegato ma in un momento o l’altro del processo dovrà trovarsi comunque costretto, dai confini imposti da curricolo e obiettivi, a tornare al dunque, che nel caso in questione sarà: Come conciliare obiettivi disciplinari, concreti, oggettivi, misurabili, con l’insegnare idee ‘impalpabili’ quali grinta, carattere, resilienza, autocontrollo, disposizione proattiva e positiva di fronte a problemi e difficoltà da risolvere e sormontare?

Non si tratta solo, credo, nella nostra nicchia scolastica, di restituire valore pragmatico ad obiettivi vaghi – e non a caso vagamente definiti e interpretati come educativi o trasversali – sopravvissuti di fatto fino ad oggi solo come voci di prassi del moribondo registro cartaceo e di ogni programmazione tuttasullacarta d’inizio anno … O forse si? …

Il dilemma non è peregrino, comunque. Fa parte, anzi, di un sentire ormai comune e internazionale nel campo della formazione, non solo didattica (scolastica come accademica, pensiamo all’nteresse crescente per approcci pedagogici come il Social Emotional Learning) ma anche professionale.

Pare non ci sia – sintetizzo semplificando – formazione di qualsivoglia genere che ottenga risultati significativi e duraturi che non agisca, in parallelo o a complemento, sulla motivazione di chi apprende.

Pare anche che questa, la motivazione in senso lato, dipenda in buona misura più da fattori indipendenti dalla bontà della formazione in sé e pertinenti più la sfera del Sé, della cosiddetta personalità di ognuno (discente e, pure, docente nel nostro contesto); campo d’azione più della psicologia dell’apprendimento o della comunicazione, se si vuole, che della didattica in senso stretto, posto che le tre siano scindibili.

Pare comunque sia scientificamente appurato – via sperimentazioni concluse da psicologi affermati – che si possa agire con successo su talune tra queste abilità/competenze chiave, attinenti la ‘personalità’, del tutto indipendentemente da o anche in assenza di ogni attività di formazione.

I pazienti, ad esempio, di medici semplicemente ‘gratificati’ da un punto di vista motivazionale pare guariscano meglio e più in fretta dei pazienti di medici, appartenenti ad un gruppo di ‘controllo’ sperimentale, non gratificati allo stesso modo. Niente riforme, niente formazione… Solo motivazione e feedback hanno garantito, in modo quasi disarmante, nel caso in questione, il conseguimento di un risultato oggettivo e tangibile: pazienti che stanno meglio.

Tornando al contesto scuola e riferendosi ad altre sperimentazioni correlate al tema, sembra che alunni che evidenziano il possesso di alcune abilità/competenze personali – definite ormai dai ricercatori character strenghts o character skills, per distinguerle dai “character traits”, tratti della personalità piuttosto ereditari e poco o per nulla modificabili – alunni dunque che in età e ambiente scolare (attenzione: a prescindere dal fatto di essere più o meno ‘bravi’ a scuola…), evidenziavano abilità tipo la capacità di resilienza, la grinta, l’autocontrollo o un atteggiamento positivo e proattivo nei confronti delle situazioni difficili … Pare siano stati baciati dal successo nella successiva carriera accademica e anche lavorativa con frequenza assai superiore e statisticamente significativa, rispetto a chi non mostrava di possedere analoghe qualità afferenti la propria personalità.

Pare in definitiva queste e altre – in inglese grit, self-control, growth mindset, social intelligence, zest – siano character strenghts – qualità personali o abilità o competenze comunque vogliamo chiamarle in italiano – determinanti per la loro significativa valenza predittiva … del successo nella vita!

Premesso il fondamento scientifico, ci si è chiesto se queste abilità/competenze personali, queste character strenghts – “forze” della personalità – possano essere incoraggiate e supportate se non addirittura insegnate a scuola. Per accrescere le possibilità di successo scolastico e accademico e più estesamente la possibilità, perché no, di realizzarsi appieno nella vita futura professionale e personale.

Da qui l’idea di ‘insegnare’, unitamente alle abilità/competenze didattiche di varia tipologia ed estensione (disciplinari, cognitive, metacognitive etc.) anche abilità/competenze o meglio, come sopra precisato, forze della personalità, che appartengono più o solo, potremmo dire strumentalizzandole ai fini del discorso didattico, alla sfera motivazionale.

Teaching character strenghts semplifica l’obiettivo ideale di poter insegnare queste ‘forze’. Che abilità e competenze sottese all’uso di tali determinanti forze motivazionali possano essere efficacemente insegnate e apprese è una possibilità per ora solo teorica, si dice, in attesa di conferme scientifiche dei risultati di la da venire (e che a noi non può non richiamare a mente, provocatoriamente, approcci didattici ben noti e consolidati anche se diversamente connotati tipo, a mero titolo di esempio, quelli dello scoutismo o similari esperienze pedagogiche).

Per gli studiosi del campo però, dati alla mano, la teoria può concretizzarsi intanto operativamente e con ragionevoli probabilità di successo nel pianificare interventi didattici, integrativi o complementari rispetto a quelli tradizionali, tesi:

  1. ad acquisire  (il docente) e, agli alunni, far acquisire consapevolezza dell’esistenza e del potenziale costruttivo di tali forze trainanti della personalità, vettori di motivazione che ognuno di noi probabilmente possiede già come patrimonio genetico poco o non sempre sfruttato appieno; leggi: è importante parlare agli studenti e con gli studenti di queste forze per acquisirne piena consapevolezza (cosa affatto scontata) e, nel tempo, padronanza;
  2. a supportare e incentivare l’utilizzo di tali forze, nel proprio percorso di apprendimento e dopo e al di fuori dello stesso, si auspica, nel corso del life long learning successivo, volto alla piena realizzazione del Sé come individuo e cittadino. Leggi: è importante costruire delle attività significative ed orientare/permeare la propria didattica in modo tale che risulti coerente con e supportiva rispetto a queste idee guida.

    Si ma…Come?

    [… continua …]

 

Link correlati – primo assaggio.

I link seguenti sono estratti da corso Teaching character su Coursera e da post sui blog Edutopia, Mindshift e Teachthought, che hanno trattato diffusamente e con professionalità l’argomento. Molti di questi post, non tutti, sono inseriti per comodità di lettura in questo mashup su Gdrive. che andrò probabilmente integrando in seguito. Possono al momento contribuire a farsi un’idea più precisa, seppur in modo forse poco strutturato, delle idee e delle problematiche in gioco.

Se possono essere utili, qui trovate il feed ai bookmark che vado inserendo su Diigo con tag TeachingCharacter e questi sono i board di Pinterest dove raccolgo le risorse correlate (… in attesa di esplorarle!):

http://www.pinterest.com/fabriziobartoli/edu-teaching-character-skills/

http://www.pinterest.com/fabriziobartoli/mindfullness/

http://www.pinterest.com/fabriziobartoli/classroom-behaviour-management/

Il materiale che ho trovato reperibile sul tema è per il momento esclusivamente in lingua inglese; non ho svolto ancora ricerche approfondite su contenuti correlati in italiano ma ringrazio anticipatamente chi vorrà suggerirne, magari tramite i commenti a questo post.

Questo – comincio io – è un board “italiano” di Pinterest, con materiali prevalentemente in inglese ma commentati in italiano, che ho trovato denso di spunti di grande interesse: http://www.pinterest.com/paolasibani/pnl-comunicazione/

Liink di approfondimento suggeriti dal corso Teaching Character su Coursera:

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Books

Dweck, C.S. (2006). Mindset: How You Can Fulfill Your Potential. New York, NY: Random House.

Medina, J. (2008). Brain Rules. Seattle, WA. Pear Press.

Mischel, W. (2014). The Marshmallow Test: Mastering Self Control. Little, Brown and Company.

Peterson, C. (2006). A Primer in Positive Psychology. New York, NY: Oxford University Press.

Peterson, C., Seligman, M. (2004). Character Strengths and Virtues. New York, NY: Oxford University Press.

Seligman, M. (2011). Flourish. London: Nicholas Brealey. 

Seligman, M. (1991). Learned Optimism. New York, NY: A. A. Knopf.