Registro online … a chi serve e a cosa serve. Ma … serve?

Registro digitale: a chi serve e a cosa serve. Ma … serve?

Premessa al post. Mi è tornato in mente grazie a un gradito commento di una collega – avevo pensato di riporlo nel dimenticatoio – ma poi ho pensato, perché no? Forse vale due risate …

Eccoci in piena ‘fase operativa’, verrebbe da dire, d’implementazione del registro digitale: riforma epocale della Nuova Scuola dell’italietta di transizione, guidata da non si sa chi e verso quali obiettivi. Scemata l’onda reazionaria di brunettiana e gelminiana memoria (ma quasi quasi mi viene da rimpiangerli…) siamo, mi sa, ai provvedimentucoli della fase di passaggio, una specie di direttorio delle banalità e per giunta incerto – oggi si domani no poi forse.. non si sama non ci sono i soldivediamo l’anno prossimo … – tentennante e approssimativo quanto i provvedimenti stessi (tanto è evidente che chi li pensa non si preoccupi minimamente dei risvolti pratici nell’attuazione o persino della loro efficacia ).

Di fatto e nel quotidiano scolastico è il solito teatrino di periferia – quello dei provvedimenti di fatto elusi, da più o meno tacitamente tutti ad ogni livello, perché tanto da noi non si può fare … E così ce ne infischiamo tutti e facciamo come sempre che tanto è meglio… Ma stavolta no, non è così semplice; ci manca qualcosa, per fare come facciamo sempre. Un mutamento della realtà, il provvedimento (che alla fine pare non sia stato neanche questo), è riuscito, cosa strana, ad averlo…

Quale? Il registro! Quel tradizionalmente inutile quadernone dove (in realtà di solito solo verso l’approssimarsi della fine d’anno) ci siamo sempre sforzati di annotare pedantemente tutta quella messe di informazioni che nessuno avrebbe mai letto o considerato, neppure noi per dare parvenza di fantomatica oggettività al nostro giudizio, soggettivo fino all’arbitrarietà più assoluta. Il registro personale insomma, alalà alalà, non c’è più! E’ sparito il responsabile del colpevole taglio annuale di un infinito numero di alberi, destinato, subito dopo la trascrizione al pensionamento e finalmente all’incenerimento, dopo anni di polveroso quanto solitario deposito negli archivi della scuola. Non c’è più per sempre, pare, ed è questa la vera verità che fa la sola differenza (altre in positivo non sembra se ne vedano ancora). E con lui non c’è più neppure il registro di classe, suo compare, quello dove si scrivevano chissà per quale arcana ragione tutte le stesse cose che si ri-scrivevano nel registro personale e pure sui vari verbali (ma spariranno anch’essi, almeno, finalmente?) che da sempre allietano i nostri pomeriggi… Almeno ogni tanto, mi viene da pensare in un impeto di nostalgia cartacea, paradossale in un fanatico del digitale quale sono, a quando avevo la soddisfazione di mettere una nota sul registro e poter dire la faccio firmare al dirigente!. Dove la metto adesso questa nota? Dispersa in un file che immagino rimarrà nel dimenticatoio peggio del suo predecessore in formato hard? Così non la metto proprio. Pervaso da un senso irrefrenabile di impotente vacuità abbandono ogni pia intenzione valutativa o sanzionatoria e cerco di distrarmi, per recuperare almeno la calma, pensando a cosa farò la sera.

Perché il punto della questione a ben guardare e a mente serena è proprio questo. Il registro digitale altro non è che un database, un archivio di dati che acquistano senso non tanto per chi manualmente e individualmente li immette di giorno in giorno (ognuno già di solito individualmente più che consapevole e padrone di quella piccola parte di informazioni che lo riguarda direttamente) ma – messi insieme in un sistema di relazioni – a chi li guarda e ci riflette su dall’alto, con l’obiettivo di leggervi la realtà fino agli infimi meandri, capirne i meccanismi, valutare cosa non va o potrebbe andar meglio e come programmare per porvi rimedio. E’ o dovrebbe essere come, nel mondo reale, la ‘prima nota’ per l’imprenditore: i dati grezzi che, immessi e interconnessi, diventano proiezioni, budget, previsioni, pianificazione di nuove strategie, in un ciclo continuo, come dicono i teorici, di programmazione>verifica>analisi> valutazione> riprogrammazione verso il continuo miglioramento.

Certo c’è già un primo scoglio all’utilizzo efficiente ed efficace, come che sia, di queste informazioni: qui non si tratta di somme che entrano ed escono o crediti da esigere e debiti da pagare si tratta per lo più, almeno per la parte fondamentale, sempre di numeri, sì, ma che rimandano a valutazioni personali, in buona misura astratte, che di oggettivo, sappiamo bene, hanno poco e di verificabile (quelle scolastiche almeno) ancora meno. Anche quando lo fossero però, oggettivi, questi dati scolastici … Ma c’è davvero chi li considera sistematicamente ai vari livelli organizzativi, dalla base al vertice della piramide, con l’ottica e l’intento di cui sopra? O siamo ancora tanto lontani da quest’ottica gestionale in senso positivo (dove per gestione alludo semplicemente, lungi dal suggerire visuali aziendaliste, l’unico modo pratico di tenere organizzate le cose con cui abbiamo a che fare, da che mondo è mondo)

Certo siamo nell’ambito del credere per fede o del tirare a indovinare ed io sono certamente pessimista più che ottimista, fin dalla nascita, ma al momento almeno e in attesa di smentita, lo stato d’animo prevalente quando mi avvicino al tanto agognato (in passato e se ne parla da un ventennio) registro digitale è quello di ‘scoramento’: il desiderio, tra il cartaceo di ieri e il digitale che mi trovo innanzi oggi, di poter scegliere … il Nulla.

Che si frigga il digitale, penso allora… E con lui i suoi antenati!. Forse sarebbe meglio niente: così magari ricominciamo ad usare il nostro tempo ‘appieno’ (visto che il tempo pieno, unica invenzione seria, è andato a farsi benedire ancora prima di raggiungere l’età adulta e la riforma del ’98 ancora non ha visto, di fatto, la luce..) e ad ‘insegnare’, magari, invece di perder tempo a inventare parole vuote, ora dati inutili, fili di lana caprina che nessuno legge, vorrà o saprà utilizzare.

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2 pensieri su “Registro online … a chi serve e a cosa serve. Ma … serve?”

  1. Se mal comune fa mezzo gaudio, ecco cos’avevo recentemente postato su qualche social network:

    Cara mamma Università,

    perché, invece di farmi firmare tutti quei registri dove dichiaro che

    “Il/La sottoscritto/a è consapevole che è soggetto alle sanzioni previste dal codice penale e dalle leggi speciali in materia qualora rilasci dichiarazioni mendaci, formi o faccia uso di atti falsi od esibisca atti contenenti dati non più rispondenti a verità (art. 76 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)”

    non vai a misurare il gradimento e le performance degli studenti e poi mi valuti su quello?

    Perché riduci il mio lavoro ad una faccenda di adempimenti?

    Dimmi, perché?

    1. Grazie dell’interesse e della condivisione. già, sarebbe interessante studiare la correlazione tra adempimenti e successo formativo ma anche lì, misurare la performance di studenti e docenti, non è un’altra porta che si spalanca no dico sul caos ma su di un terreno minato certamente si?

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